Sport Crime, riprese tra indagini e football gaelico a Stanghella
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Cosa ci fa una fiction internazionale a Stanghella? «Grandi e sconosciute storie di sport. Questo dobbiamo offrire alla grande distribuzione, sia su piattaforma che sui canali nazionali. Siamo 4 veneti e un “terrone” emigrati in Svizzera, se vogliamo competere con le major americane dobbiamo essere diversi. Cosa c’entra Stanghella? Una squadra di rugby gemellata con una di uno sport irlandese, che si lega a un caso “spy” tramite un poliziotto giocatore (Giovanni Previato). Lo spettatore di Dallas, Bangkok, Santiago del Cile, Helsinki e Gioia Tauro è già saturo di stupratori seriali, di medici alcolizzati e di finali che dicono “era sua figlia”».Premessa inusuale quella dell’autrice e produttrice Daniela Scalia per spiegare che il Polesine e la provincia di Padova e Rovigo saranno visti nel mondo tramite SPORT CRIME, la prima serie TV basata interamente su indagini sportive.
Il quarto episodio della prima stagione, eloquentemente chiamato “Porto Tolle / Muscles”, ha portato la troupe svizzero-veneta ancora una volta in un’area che agli autori sta molto a cuore, non solo per ragioni scenico-narrative, ma anche per legami sportivi e affettivi.
Una giornata fitta, allegra, vissuta e soddisfacente, grazie all’impegno del location manager Raffaello Franco, vera anima organizzativa e sportiva. Camere GoPro per le scene di gioco, luci curate per le parti investigative nell’adiacente Parco Centanini, dialoghi convincenti e un finale di trama che sarà svelato solo tra le nebbie di Porto Tolle e gli scenari lunari della Spiaggia delle Conchiglie.
Il simbolo del rugby italiano Stefano Bettarello nel ruolo di sé stesso, la squadra di football gaelico Ascaro Rovigo nei panni di…se stessa (con i preziosi innesti dei Paddies Padova e delle Venetian Lionesses) e un poliziotto nella serie e nella vita, che gioca, aiuta, sostiene. Le azioni di gioco sono state ripetute nel dettaglio in piena finzione, ma alcune si sono sviluppate nella spontaneità del gioco, con Luca Tramontin, autore e protagonista, nel mezzo dell’azione microfonato e “telecamerato” come nei documentari.
«Giovanni Previato, il nostro atleta poliziotto, ha una passione profonda per il suo lavoro – ha commentato Luca Tramontin – parlo da ragazzaccio ribelle e anarcoide che si accorge di quanti luoghi comuni si sparino (scusate il verbo terribile in questi giorni) sulle forze dell’ordine viste come parte del potere e non come componente dinamica, coraggiosa e umana contraria ai poteri forti. Non ho voglia di citare Pasolini, ma i ricchi ormai sono quelli che delinquono, e i poveri, rivoluzionari e coraggiosi sono quelli che li intercettano nel cuore della notte, magari fuori orario. Con le dovute eccezioni, SPORT CRIME non tira conclusioni, ma demolisce stereotipi».
Il figlio Nico, 19enne co-autore della serie, aggiunge: «Molti miei coetanei insultano la polizia per moda e per posa, spero che vedano il nostro episodio 4 e siano catturati dalla figura di “Giova”, la critica deve essere un fattore personale e non una fotocopia. SPORT CRIME non è un documentario, ma per certi aspetti ne fa le funzioni».
A fine giornata, quando da contratto la troupe era libera di andare, è iniziato un lungo terzo tempo di interesse reciproco, tra rugby, sport irlandesi, dialetti incrociati e “catene affettive che arriveranno allo spettatore”, come ha detto l’assistente di produzione, ex commentatore di Sportitalia ed Eurosport, Gianluca Veneziano.
Secondo il piano aziendale la distribuzione internazionale è prevista per l’inizio del nuovo anno.
C.S.