Valentina Stoppa: Lavorare tanto, consapevoli delle nostre potenzialità
ROVIGO – Atletismo ed esperienza sono le caratteristiche peculiari di Valentina Stoppa, neo giocatrice della Rhodigium Basket. Guardia del 1985, formatasi cestisticamente nella nativa San Martino di Lupari, Valentina vanta un curriculum di tutto rispetto, con 11 stagioni in serie A1 e A2 tra le file di Vicenza, Cagliari e San Martino. Vanta inoltre il titolo di unica giocatrice in Italia ad aver militato in tutte le categorie con la stessa franchigia, conquistando promozioni sul campo, con un ruolo da vera protagonista.
Valentina viene da una buona stagione a Vicenza, con la quale ha conquistato l’accesso alla poule promozione; per lei ottime percentuali al tiro dalla media e una media di quasi tre assist a partita. Agonismo e spirito di sacrificio la rendono una dei migliori difensori della lega.
Parlaci un po’ di te, che tipo è Valentina dentro e fuori dal campo?
“Sono una persona che osserva molto, paziente e che si prende del tempo per capire sia le persone, sia le situazioni; dopodiché sono molto diretta, dico e agisco in modo chiaro e sicuro. Faccio fatica a cedere ai compromessi, soprattutto quando mirano a giocare al ribasso; se prendo un impegno lo porto a termine sempre, dando il 100%. Ho imparato che non è sempre così per gli altri, per questo mi stupisco di poche cose, non do mai nulla per scontato e ho imparato che non sempre le cose sono come sembrano, sia nella vita sia in campo”.
Come ti sei avvicinata al basket?
“Tutto è iniziato perché giocava mia sorella. Mentre lei si allenava io l’aspettavo a fondo campo palleggiando con un pallone tutto per me. Non ho più smesso di farlo”.
Nella tua ormai lunga carriera cestistica, quale credi sia stato il momento fondamentale per la tua crescita come giocatrice?
“Sicuramente a livello tecnico i miglioramenti sono venuti dal lavoro. Dal duro lavoro. Ho sempre avuto allenatori che pretendevano molto e anche io ho sempre preteso molto da me stessa, ma sono fortemente convinta che solo così si migliora e si cresce. Sicuramente il salto di categoria nella massima serie è stato il momento di crescita maggiore sotto ogni aspetto: tecnico, mentale e anche emotivo. Si acquisisce un grado di consapevolezza di sé tale per cui inevitabilmente ci si deve mettere in discussione a 360′. Altrimenti si rimane nella mediocrità e non si migliora, sotto nessun aspetto”.
Quali sono il tuo punto di forza e cosa credi di dover ancora migliorare?
“Sembra una frase scontata ma c’è davvero sempre da migliorare. Ad ogni età. Se a livello tecnico so quali sono le mie capacità ed i miei limiti e so come sfruttarli e gestirli, dal punto di vista mentale non è sempre così. A volte la mia testa decide come le cose dovrebbero essere fatte: optare per un tiro, piuttosto che una lettura offensiva, o applicare una certa posizione in difesa. Se non accade ciò che mi suggerisce la testa…mi irrigidisco”.
Dopo tanti anni in serie A, cosa ti ha spinto ad approdare alla Rhodigium?
“Credo ci sia un ciclo per ogni cosa. A Vicenza sono stata 4 anni, sono stata molto bene ma sentivo di aver dato tutto quello che potevo; sentivo che era finito il mio momento in quella società e non sarei mai potuta restare pensando di non riuscire a dare il mio 100%. La proposta della Rhodigium inizialmente non era tra i miei piani. Quest’anno spesso mi sono confrontata con Paola (presidente Galasso ndr), ma non avevo mai preso seriamente in considerazione l’idea di venire a giocare a Rovigo; fino a quando un giorno è venuta a casa mia a bere un caffè. Non è da tutti, essere la presidente e andare direttamente a casa di una giocatrice, parlare in modo diretto e senza insistenza. Ma soprattutto ha saputo aspettare e rispettare i miei tempi. Questa società è un ambiente sano e ambizioso, credo siano i due termini più adatti per spiegare la mia presenza qui”.
Con il cambio di categoria, cambieranno sicuramente anche le motivazioni; quali obiettivi personali ti poni per questa stagione sportiva?
“Non penso alla categoria. Non è questa che definisce una giocatrice. Anzi. In più, in questo momento stanno cambiando molte cose nel basket femminile rispetto ad un tempo. Io mi sono guadagnata tutto quello che ho ottenuto. Oggi non è per tutti così. La mia fortuna in questi ultimi anni è stato poter scegliere dove giocare. E anche qui alla Rhodigium sarò come sono sempre stata”.
Il gruppo è molto giovane, come vuoi contribuire alla sua crescita?
“Sì, il gruppo è molto giovane, ma anche nelle mie ultime due stagioni ho avuto squadre così. Inevitabilmente ci sono molte cose diverse, dal modo di giocare, all’approccio in campo, cose ovviamente dovute alle esperienze di ciascuna e ai contesti in cui siamo state “formate”. Porterò quello che ho imparato negli anni sperando che la maggior parte di loro riesca a prendere ciò che serve per allargare il loro bagaglio cestistico e non solo. Io l’ho fatto a mia volta quando avevo davanti giocatrici più grandi. Essere curiosi delle cose, capirle, provare ad applicarle è la cosa più soddisfacente in uno sport come il nostro, pieno di regole, letture e movimenti. Allo stesso tempo so che anche io prenderò da loro quello mi serve per mantenere vivo il mio entusiasmo”.
Cosa ti aspetti dalla stagione imminente?
Sono e siamo tutti consapevoli che le aspettative sono alte, vista la squadra che la Rhodigium ha costruito quest’anno. Siamo altrettanto consapevoli che sarà poi il campo a parlare. Sappiamo che possono innescarsi meccanismi non sempre facili da gestire e che noi del mestiere conosciamo bene.
L’importante è partire consapevoli di queste cose, essere forti delle nostre potenzialità senza farci distrarre dal resto; lavorare su quelli che sono i nostri obiettivi e non su quello che gli altri si aspettano da noi.
C.S.